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Come cucinare l’amaranto

Originaria del Perù, l’amaranto è una pianta esotica antichissima i cui chicchi (commestibili) vengono impiegati come dei comunissimi cereali. Fonte di proteine, vitamine, minerali e fibre, si presenta con dei grani brillanti beige, racchiusi in spighe dal colore rosso porpora.

Oltre ad essere un ottimo regolatore intestinale, l’amaranto ha quasi lo stesso quantitativo di calorie dei cereali integrali e, non contenendo glutine, può essere considerato un perfetto sostituto per tutti coloro che non assumono cereali (per intolleranze o allergie).

In India, a causa della forte carenza di ferro, molto spesso le foglie di amaranto vengono aggiunte alla normale alimentazione. A quanto pare queste riuscirebbero ad apportare un abbondante quantitativo del prezioso sale minerale, superando di gran lunga la presenza contenuta negli spinaci.

Come usare in cucina l’amaranto

Grazie al suo sapore delicato, l’amaranto può essere impiegato sia nelle ricette dolci che in quelle salate.

In Messico, Nepal, India e Perù solitamente viene portato in tavola a colazione e, sempre in Messico, spicca come ingrediente base di croccanti e famose barrette energetiche chiamate “dulce de alegria”.

Una volta acquistato, o in un supermercato ben fornito o in un negozio bio, l’amaranto necessita prima di un ammollo in acqua e poi della cottura.

L’ammollo, non indispensabile ma sicuramente molto utile, dovrà essere di circa 6 ore. In alternativa è comunque molto importante sciacquare i chicchi più volte con abbondante acqua fredda, limitando così un eccesso di mucillagine che avverrà comunque in fase di cottura.

Per la cottura, appunto, dovranno essere seguite le indicazioni riportate dietro ogni confezione. Ad ogni modo comunque, salvo particolari impieghi, l’amaranto dovrà cuocere in acqua o brodo (che sia il doppio del suo perso) per 30 minuti circa o fin quando i chicchi avranno una consistenza morbida.

Con la pentola a  pressione ovviamente sarà opportuno effettuare gli stessi passaggi di ammollo e di risciacquo, ma i tempi di cottura saranno dimezzati.

Che abbiate scelto di cucinare con una comune pentola oppure in quella a pressione, una volta spenta la fiamma bisognerà lasciare che l’amaranto si gonfi da solo per circa 10 minuti prima di sciacquarlo nuovamente, qualora non fosse gradita la presenza gelatinosa.

Da impiegare nei primi piatti come del comune riso o della pasta, l’amaranto può essere inoltre unito ad altri cereali. Zuppe, minestre, frittelle, polpette e burger vegetali, insalate e sformati, si può pensare di cucinarlo anche con delle verdure.

Nell’amaranto selvatico è possibile invece utilizzare sia i germogli che le foglie più fresche da aggiungere a ricche insalate.

Insalata di pollo e amaranto

Curiosità:

Se mettete i semi in una padella sul fuoco, potrete ottenere una simpatica variante dei famosissimi pop corn.

Come conservare l’amaranto

I chicchi e la farina di amaranto si conservano a lungo, ovviamente se la confezione è integra e mantenuta al riparo dalla luce. Ad ogni modo su buste e barattoli ci sono riportate le date della scadenza che è sempre meglio controllare.

Per quanto riguarda invece l’amaranto già lessato sarà possibile riporlo in un contenitore per alimenti per un massimo di 2-3 giorni.

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